EDITORIALE
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Considerazioni sul decreto legislativo attuativo della legge 15/2009 - Seconda parte
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(Moderatamente.com) Continuando una prima disamina dello schema di decreto legislativo attuativo della legge 4 marzo 2009, n° 15, si può constatare come esso intervenga significativamente anche sulla contrattazione collettiva di lavoro ed in particolare con l’art. 52 determini in due il numero dei comparti di contrattazione a fronte degli 11 attualmente previsti (c’è da aggiungere che oggi vi sono anche CCNL specifici per alcuni enti, ad. es. CNEL).
Tale previsione pone alcune delicate questioni sotto il profilo della rappresentatività sindacale e si presenta anche di problematica applicazione.
Infatti, atteso che lo schema di decreto non innova la disciplina dell’accertamento della rappresentatività sindacale, l’accorpamento della contrattazione collettiva nazionale in soli due comparti (ma il problema esisterebbe anche in caso di leggero aumento del loro numero) implica innanzitutto che detta rappresentatività andrebbe accertata in relazione ai soli nuovi comparti.LEGGI
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COME SARA' L'ITALIA DOPO LA CRISI?
(Moderatamente.com) Dalle pagine di questa testata ci siamo già espressi in passato, molto prima della crisi, in modo critico su una globalizzazione anarchica e di "vedute corte" (shortermism). Più di recente, ci esprimemmo sulla possibilità di trasformare la crisi in opportunità per porre in essere le necessarie riforme strutturali delle quali il Paese ha grande bisogno.
Gli economisti non godono di buona fama di questi tempi, ma ci sembra che siano critiche in parte ingiuste. Gli economisti sono stati infatti accusati di non aver previsto la crisi, ma è evidente che, cosi ragionando, anche i geologi dovrebbero sapere prevedere il momento del verificarsi dei terremoti. In realtà numerosi economisti da anni segnalavano l'insostenbilità dei "deficit gemelli" degli USA (partite correnti e bilancio federale).
Ciò non toglie che il mercato resta, ma in un sistema di regole meglio definite, la migliore configurazione della economia moderna.
Più nel dettaglio, la crisi ci ha insegnato anche i limiti della finanza e la necessità di tornare all'economia reale. In particolare, la crisi può diventare una occasione per migliorare (finalmente) la qualità della spesa pubblica per rafforzare la competitività.
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MERCATO INTERNO ED EXPORT ITALIANO: UNA SOLUZIONE E' POSSIBILE
(Moderatamente.com) Mentre l’Unione europea, pur nella diversità di vedute tra i vari paesi, ha scelto anche di puntare sul Mercato Unico, come risposta efficace e a costo zero alla crisi che si è abbattuta pesantemente su tutta l’Europa, il 21 aprile u.s. l’Istat ha diffuso i dati dell’interscambio complessivo e di quello con i paesi Ue riferiti al mese di febbraio 2009, nonché i numeri indici provvisori dei valori medi unitari e dei volumi del mese di gennaio 2009. I dati, analizzati per settore di attività economica, riguardano gli scambi dell’Italia con i seguenti principali paesi: Francia, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Spagna, Belgio, Polonia e Austria.
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