ERNESTO DE MARTINO E THEODOR W. ADORNO Astrologi e “maciare” tra l’ Italia del sud e gli States negli anni sessanta

Di Luana Franchini *

Sotto i neon abbaglianti delle insegne dei grandi supermercati americani che vendono tutto in offerta speciale tre per due – pure l’ anima- o sotto le luci fioche di case spoglie nei borghi contadini abitati dalla miseria l’anima dell’uomo si scopre alla stesso modo nuda e spaventata.
E sente la superstizione come conforto.
Questo sembra unire negli stessi anni, dal 1956 in poi, paesaggi umani diversi, lontani ma vicini: l’ America moderna ed industriale, la Lucana piccola regione del sud Italia antica e rurale, nei lavori di due studiosi delle scienze sociali: Theodor W.Adorno ed Ernesto De Martino.
Entrambi di formazione marxista, il primo fu filosofo tedesco raffinatamente complicato che fece dell’ isolamento quasi un titolo nobiliare del quale fregiarsi per distinguersi dall’ industria culturale, allora nascente, ma da lui disprezzata; il secondo antropologo e storico delle religioni si sporcò giacca e pantaloni per andare a scoprire riti e miti di una delle regioni più arretrate d’Italia, in cui scopri le paure eterne dell’ umanità e ad essi dedicò molte sue opere.
Nel 1956 i due si confrontarono in luoghi geograficamente e culturalmente molto distanti con dinamiche che - seppur in forme diverse - esprimevano nelle pieghe profonde della loro società fenomeni simili: la magia e le false credenze.
L’ America in modo commerciale e soft, la Lucania in forma drammatica e folklorica.
Nell’inverno del 1952-1953 Adorno scrisse due saggi sulla cultura di massa americana; uno di questi era lo studio degli oroscopi apparsi per tre mesi sulla rubrica di Caroll Righter “Astrological Forecast” del quotidiano americano “ Los Angeles Time” . Adorno aveva già dedicato alcuni aforismi di Minima Moralia al fenomeno dell’occultismo, ma questo studio che prese il nome di “The Stars Down to Earth” univa alle considerazioni filosofiche degli aforismi, categorie sociologiche, e metodi di analisi quantitativi tra cui la scala F, elaborata nell’opera “La Personalità Autoritaria”; l’astrologia intesa come “ideologia della dipendenza” rispondeva ai bisogni irrazionali di quel tipo di persone che più presentavano i tratti della personalità autoritaria.
Per Adorno la superstizione e l’interesse per l’astrologia, si inseriscono quotidianamente nella vita delle persone, soprattutto di quelle più sensibili e influenzabili, perché la società moderna tende a distorcere l’apprendimento e il comportamento razionale delle masse, rendendo l’occulto un’ istituzione largamente socializzata.
“L’astrologia contemporanea come fenomeno di massa potrebbe essere chiamata superstizione di seconda mano; come nelle comunità secondarie gli uomini non hanno più rapporti diretti gli uni con gli altri non si conoscono più faccia a faccia, ma comunicano attraverso processi di mediazione estraniati, come lo scambio di merci, così gli uomini che reagiscono agli stimoli astrologici paiono estraniati a quella fonte di conoscenza che starebbe dietro le loro decisioni.
Partecipano al preteso mistero attraverso riviste illustrate e settimanali in cui esso è diventato aperto (la consultazioni di astrologi di professione nella maggior parte dei casi sarebbe troppo costosa) e preferiscono inghiottire a occhi chiusi le informazioni della stampa, piuttosto che richiamarsi a rivelazioni proprie”.
La predisposizione per la superstizione ha radici antiche e si è mantenuta in vita per motivi sociali e psicologici, tuttavia i contenuti della astrologia sono incompatibili con il livello di razionalità che la nostra società ha raggiunto.
Nel passato la superstizione era un tentativo seppur maldestro di venire a capo di problemi che allora non si sarebbero potuti risolvere in modo diverso e in modo razionale.
Ma oggi il livello raggiunto dalla scienza contraddice il senso e l’utilità della astrologia; sembra che gli uomini preferiscano regredire intellettualmente e rifugiarsi in una specie di pseudo razionalità.
L’astrologia permette all’uomo di minimizzare lo sforzo intellettuale e di dare una spiegazione alle contraddizioni della vita.
Tanto più la vita appare come destino che domina su di loro e che si realizza contro la loro volontà, tanto più tale destino viene volentieri collegato con le stelle.
Come se l’esistenza acquistasse così dignità e valore.
Adorno cerca di dimostrare che l’irrazionalità non è necessariamente una forza che opera fuori dall’ambito della razionalità, ma può derivare da processi di autoconservazione razionale che hanno perso la “ragione” ossia hanno perso il senso profondo della vita.
“gli uomini cercano nell’aldilà quello che hanno perduto in questo mondo, ma vi trovano solo il proprio nulla” [Adorno 1954; 296].
“non diversamente dal demagogo che promette qualcosa a tutti e deve trovare ciò che di volta in volta fa più impressione sugli ascoltatori, l’astrologo del giornale non conosce i singoli per cui scrive, i loro desideri e le loro lagnanze.
Ma la autorità in base a cui parla lo costringe a fare come se li conoscesse tutti e come se le stelle offrissero una risposta giusta per tutti.
Deve affrontare un rischio, e ridurre al minimo il pericolo di sbagliare perciò è indotto a ricorrere a formulazione rigide e stereotipate.
Sono spesso usate espressioni come “segua la sua aspirazione”, “dimostri la sua intelligenza”.
Tali frasi sembrano essere specifiche nella loro formulazione linguistica ma il loro concetto è così generale, che si possono riferire a chiunque ed in qualsiasi momento.
Particolarmente adatti sono i problemi che non possono esseri risolti in maniera razionale, situazioni difficili in cui può capitare a chiunque di trovarsi, oppure si chiamano in causa le stelle per dare più importanza a consigli innocui e benintenzionati, ma estremamente banali, come quelli di guidare con prudenza.
Esiste - osserva Adorno- una psicologia dell’oroscopo che si distingue da quella autentica per la direzione i cui viene indirizzato il lettore, rafforza l’atteggiamento difensivo di quest’ultimo invece di lavorare per dissolverlo; gioca con l’inconscio e il preconscio, invece di portarli alla coscienza [Adorno 1976; 148].
L’oroscopo è una specie di megafono del conformismo sociale in quanto esorta a criticare se stessi e non le condizioni in cui si vive, si lascia intendere che il male è negli uomini e che il mondo in sé non è poi così cattivo.
“L’astrologia e le rubriche astrologiche sono molto seguite perché in definitiva non richiedono grandi sacrifici da parte degli “adepti” e nello stesso tempo l’oroscopo patrocina la propria causa mostrando di essere in buoni rapporti con la scienza.
L’astrologia come l’occultismo ha tutto l’interesse a respinger il sospetto di pratiche magiche in un mondo di avanzata razionalizzazione.
La scientificità è la sua cattiva coscienza, quanto più irrazionale la sua pretesa tanto più si sottolinea che in esso non vi è nulla di ciarlatano” [Adorno 1976; 158].
Il motivo per cui l’occultismo permane nella società contemporanea, secondo Adorno, è che in seguito alla prima guerra mondiale, l’umanità vive come in una crisi permanente e non si intravede all’orizzonte una società migliore, l’astrologia ha la funzione in questa situazione di canalizzare l’orrore crescente in forme pseudorazionali, cercare di chiudere l’angoscia in modelli stabili ed istituzionalizzati.
Le stelle non mentono ma non dicono neanche la verità; sono gli uomini che usano l’astrologia per mentire a se stessi.
Per concludere, secondo il nostro Autore, la moda dello spiritismo è il segno di una regressione della coscienza “…che ha perduto la forza di pensare l’incondizionato e di sopportare il condizionato. Invece di determinare l’uno e l’altro, nella loro unità e nella loro differenza, attraverso il lavoro concettuale, lo spiritismo li mescola indiscriminatamente fra loro” [Adorno1954; 291].
L’astrologia è diventata una seconda religione che serve a placare delle anime sempre più incerte e sofferenti .
Credere in un Dio appare irrazionale all’uomo contemporaneo; la fede richiede un chiaro e manifesto atteggiamento istintivo e chiede che la ragione venga messa da parte; ma poiché credere in qualcosa è un bisogno antico e profondo è bene credere in qualcosa di pseudorazionale come l’occultismo, per avere comunque delle risposte.
La società moderna e illuminata respinge l’irrazionalità ma accoglie a braccia aperte la pseudorazionalità. L’ astrologia è un prodotto di consumo nella società di massa americana dove i tempi dello svago non sono alternativi ma complementari alla catena di montaggio, l’occulto è un’ istituzione oggettivata e largamente socializzata proprio attraverso gli oroscopi.

Anche nella Lucania del 1956 terra di morsi e rimorsi, di maciare e possessioni, i riti magici sono vera e propria cultura che istituzionalizza ed assorbe la superstizione per mettere a riparo le fragili psicologie cercando di superare la crisi dell’ esistenza minacciata da miseria e morte.
Nella comunità contadina non esistono né i tempi dello svago né quelli della catena di montaggio ma solo una totale fusione panica con la natura avara e minacciosa. Nei villaggi rurali la magia è rito, potente gesto stereotipato che assorbe e dissolve il maligno, il negativo; perché nel pensiero che si alimenta del mondo magico tutte le gravidanze sono portate a termine, tutti i neonati sono vivi e il latte fluisce sempre abbondante dal seno delle giovani madri; la magia diventa un orizzonte irrazionale ma stabile in cui tutte le paure e le crisi esistenziali trovano una positiva soluzione, ed il cupio dissolvi dell’ esistenza fragile è sublimato. Solo nel metaracconto è possibile il lieto fine.
Nella società americana non c’è miseria ma opulenza, non c’è la disperazione dei paesi lucani falcidiati da malattia e fame, c’è invece una alienazione prodotta dal sistema culturale e dalla produzione di massa per cui avere personalità significa “ avere un sorriso bianco, alito fresco ed esistenza libera dal sudore” .
Ciò che in Lucania è arretratezza, ignoranza ed oscurità non illuminata dalla luce della ragione, in America è regressione e rifugio, perché qui la ragione ha illuminato - anzi abbagliato - ma non è riuscita a dare risposte profonde tali da liberare l’ animo umano dal bisogno del magico.
La società dell’ Italia meridionale negli anni cinquanta come sostenuto dal Salvemini era afflitta da tre mali: l’ oppressione economica del Nord, un sistema feudale che ben si alimentava di una psicologia portata alla sottomissione, alla suggestione e rassegnazione, ed un alto tasso di analfabetismo; in questi si trovavano le cause che alimentavano il bisogno di superstizione, il ricorso ad allontanare il malocchio: una forza oscura ed esterna che indeboliva gli individui, a cui erano attribuite le soggettive ed individuali condizioni di disagio economico e sociali, ma che invece erano oggettive e collettive attribuibili a cause socio-economiche determinate.
Lo stesso atteggiamento fideistico rilevato da Adorno tra le lettrici di oroscopo che con allure affascinato consultano le stelle per sapere cosa sarà del domani, lo si ritrova nelle descrizioni demartiniane delle donne lucane quando guardano le maciare che devono liberarle dalla possessione, dal diavolo in corpo: manifestazioni di ansia per esistenze precarie, per i lutti dei piccoli figli, per una insoddisfazione inconsapevole ma pur percepita ed esibita sotto forma di crisi, atassamenti, balli sfrenati e svenimenti.
Quelle donne scapigliate dopo il morso della tarantola non somigliano affatto alle casalinghe americane istruite dalla pubblicità, ben vestite coi golfini color pastello , che vivono in case confortevoli, piene di elettrodomestici; loro hanno capelli cotonati e vaporosi tenuti in piega con i prodotti della nascente industria cosmetica.
Le donne lucane mentre si fanno la testa si accorgono che i loro capelli sono annodati come le frange dei copriletti, il pettine non passa e allora tagliano le loro lunghe trecce perché pensano sia il sortilegio della maciara.
Oppure le contadine spiritate che fanno tagli a forma di croce sui lisi vestiti, e le giovani spose che prossime al matrimonio, al crepuscolo tagliano il loro candido abito da sposa, e c’è da chiedersi quanto tutto questo sia irrazionale possessione e quanto sia autentico impulso di avversione per lo sposo e l’ imminente matrimonio combinato dalle famiglie.
Ed ancora, il mago Giuseppe di Albano “ vecchio tanto brutto che fa paura a guardarlo e la casetta dove abita pare debba caderti addosso tanto è antica”, il suo comportamento con le persone che lo interrogano si ispira al modello di colui che ha il dono della chiaroveggenza, che indovina il nome ed i problemi della gente. Nell’ immaginario collettivo lucano questi maghi sono nati prima di Gesù ed hanno il ricordo di una scienza antichissima che esercitano presso tutti coloro che tramite il passaparola vengono a conoscenza delle loro capacità. Ad essi si ricorre quando le persone si sentono sole come “ l’ isolo a mezzo a mare”, oppure agite da una forza estranea e maligna, da una dominazione, un male oscuro che oggi definiamo depressione, disturbo dell’ umore.
Sono cosi lontani, ma forse cosi vicini i maghi che con abiti eccentrici tra lune e stelle di cartone nelle trasmissioni televisive americane guardano nella sfera di vetro per scoprire il destino dell’ attento telespettatore che non sa dove trascorrerà le vacanze. E su questo vuole una risposta dalle stelle.
Adorno descrisse il vuoto umano creato dall’ industria culturale, dalla ripetizione ossessiva e sempre uguale di gesti, parole, sorrisi alla catena di montaggio o in fila alla macchinetta del caffè, replicati all’ infinito come in un quadro di Andy Warhol.
De Martino racconta un’umanità ugualmente smarrita ma nel vuoto di una esistenza povera, arresa, spaventata in un tempo immobile.
La vita sembra destinata ad essere sempre vita precaria, in attesa di risposte che provengano da un oroscopo o da una sibillina frase del mago di Albano, nella società industriale come in quella contadina.
Non riesce a reggersi senza le strutture protettive dell’ interpretazione degli “influssi” che la magia, o l’ astrologia si offrono di dare a tutti, o solo a coloro che ci credono.
Ma è nel concetto di autenticità che le strade dei due Autori si separano.
È l’ autenticità la categoria dirimente, la lente che permette di osservare meglio le due società contemporanee nel tempo ma diverse nella struttura.
I nostri Autori con i loro studi hanno assecondato il desiderio che ogni intellettuale ha: cercare di capire l’ aspetto autentico e profondo dell’ esistenza umana nel contesto analizzato.
Adorno vede nell’ oroscopo e nella superstizione il meccanismo che mostra l’essenza autentica dell’ uomo americano alla fine degli anni cinquanta, il quale tende ad incorniciare la sua esistenza unica in categorie stereotipate, aspecifiche, kitch come i segni zodiacali.
Preferendo le previsioni e predizioni di grotteschi astrologi ad azioni coscienti, consapevoli e volute; nel gesto banale della lettura quotidiana dell’ oroscopo l’ uomo abdica alla sua responsabilità ed anestetizza il suo dolore.
In De Martino il ricorso alla superstizione, i balli catartici dopo il morso della tarantola sono forma espressa e manifesta del dolore che qui non è anestetizzato ma vissuto e pianto.
È resistenza e non abdicazione ai processi di omologazione culturale.
È volontà di autenticità della popolazione lucana che esternizza e condivide con la comunità il disagio quotidiano di povertà e privazione, lo fa con gesti arcaici, quasi tribali, illogici ma estremamente propri, e poco importa che essi siano residui di un passato che la modernità avrebbe dovuto accantonare. Nella costruzione del mondo magico gli abitanti dei paesi lucani erano attori protagonisti non passivi figuranti.

*Luana Franchini è laureata con lode in sociologia presso l‘ Università degli Studi di Salerno.
Ha svolto la sua tesi di laurea in Storia del Pensiero Sociologico con una dissertazione dal titolo : Le direttrici del Pensiero di T.W. Adorno.
È giornalista. È esperta in politiche del lavoro e di genere

 
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